Troia (FG) - Convegno sul tema "Confraternite e Settimana Santa"

Il 19 marzo 2011 a Troia (FG), presso la Sala Mons. Francesco Zerrillo, accanto alla Cattedrale, si è svolto il Convegno sul tema "Confraternite e Settimana Santa", organizzato dalla Diocesi di Troia - Lucera e dal Comune di Troia.
Tra gli interventi anche quello del dott. Beppino Tartaro, assente per motivi di salute, che ha delegato il concittadino Nino Calamia a leggere in sua sostituzione la relazione.
IL TESTO DELL' INTERVENTO:
LA CONFRATERNITA DI S. MICHELE ARCANGELO DI TRAPANI
Desidero innanzitutto salutare e ringraziare gli amici di Troja per questo incontro sul ruolo delle confraternite nei riti della Settimana Santa. Un incontro al quale avrei avuto l’ immenso piacere di partecipare non solo per discutere l’interessante aspetto del ruolo delle confraternite ma per confrontarci su quei differenti aspetti delle Settimane Sante nel nostro sud.
Un grazie di cuore rivolgo a S.E. Mons. Domenico Cornacchia - Vescovo della Diocesi di Lucera-Troia, alle autorità civili, ai cittadini di questo incantevole angolo di Puglia, alle confraternite qui presenti, ai cari amici Franco Stanzione e Andrea Lovascio con i quali ci lega una profonda amicizia nata grazie alla comune passione per le tradizioni quaresimali ( tutti e tre siamo stati nominati Soci Onorari della Real Maestranza di Caltanissetta ) ma permettetemi di rivolgere un grazie particolare a colui che sta leggendo il mio intervento, a colui che ha fortemente voluto questo incontro e che mi avrebbe voluto questa sera qui : il caro e fraterno amico Nino Calamia, un mio concittadino ma soprattutto una persona semplice e speciale come dovremmo essere tutti coloro che viviamo profondamente queste che non sono solo tradizioni ma esempi del vivere cristiano.
Entriamo adesso nel merito e nello spirito del convegno. Se gli eventi personali e familiari non mi avessero costretto a restare a Verona, avrei avuto il piacere non solo di apprendere l’importanza delle confraternite che qui sono degnamente rappresentate ma far conoscere quella che è la nostra realtà trapanese sul tema delle confraternite .
La processione dei Misteri di Trapani, la più lunga e articolata processione del venerdì santo dell’intero mondo cristiano si svolge nella città siciliana dalle ore 14.00 interrottamente per quasi ventiquattro ore.
Le notizie storiche che citerò in questo mio intervento sono tratte dal mio sito www.processionemisteriitp.it , uno dei siti più antichi sul tema della Settimana Santa e che oggi non si aggiornano più a seguito dell’avversione ad esse proveniente dalla mia città natale, Trapani, e dall’ambiente della processione.
La rappresentazione trapanese del Venerdì Santo racchiude un insieme di eventi che, nel corso di quattrocento anni, pur modificando la componente esteriore e spettacolare, ha mantenuto intatti il valore spirituale ed il profondo legame tra la processione e la città.
Le mutazioni si legano all’avvenuto affidamento dei gruppi della componente religiosa alle maestranze cittadine, al sorgere di quest’ultime come forza determinante e propositrice della processione con la ricostruzione degli stessi, agli abbellimenti argentei, al decadimento d’alcune attività economiche con la conseguente sostituzione dei vecchi con nuovi ceti, all’ordine d’uscita d’alcuni gruppi, alla comparsa di bande musicali che hanno soppiantato gli antichi cantori, ai portatori e processionanti adesso retribuiti, L’insieme di questi cambiamenti costituiscono modifiche sostanziali che lasciano intendere come la processione del Venerdì Santo che oggi ammiriamo per le vie di Trapani, è la conseguenza di un lungo divenire storico della città e del suo tempo., purtroppo non sempre positivo.
Proviamo ad inquadrare , prima di addentraci nello specifico della confraternita trapanese, l’elemento storico nel quale sorse la processione.
In Sicilia, sul finire del 1500, lo spirito della Controriforma combatté la diffusione della drammaturgia sacra determinando un progressivo allontanamento dal testo scritto. Con la minaccia di scomuniche e di condanne detentive, la Chiesa contribuì al decadimento di queste rappresentazioni, dalle quali scaturirono i primi generi recitativi sul tema della passione di Cristo detti “ Mortori ”.
Dopo il Concilio di Trento (1545-1563) s’ebbe un’azione moralizzatrice sui riti della Settimana Santa, cui intervenne il popolo con forza ed attiva partecipazione, persino nei riti penitenziali. Alla drammaturgia teatrale si sostituiva la figurativa delle processioni, aventi come tema episodi del Vecchio Testamento che culminavano con la rappresentazione della Morte di Gesù. Ricordiamo che già nel 1262, la Compagnia del Gonfalone celebra va una simile rappresentazione a Roma e dentro il Colosseo di Roma.
A Genova intorno al 1260, la Confraternita dei Disciplinanti si riuniva per pregare in grandi case, dette casacce o casazze. Terminata la preparazione spirituale, i confratelli partecipavano in processione seminudi ed armati di flagelli , detti “ disciplina “ per auto punirsi. Da queste “grandi case o casacce”, si ritiene che derivi il termine " Casazza " e i continui contatti commerciali tra la città ligure e le altre portuali siciliane, ne favorirono il diffondersi anche nell’isola. Erano contatti che la stessa Genova aveva al contempo con la Spagna, dove quelle rappresentazioni erano frutto del " teatro de los misterios", che con la dominazione spagnola in Sicilia (dal 1412 al 1713), cominciavano lentamente a diffondersi identificandosi come processioni penitenziali sui Misteri Dolorosi
Per avere notizie delle “Casazze“ in Sicilia dobbiamo risalire al 1591 quando a Palermo si ha memoria di un rito celebrato dalla Reale Confraternita della Madonna de la Soledad. Un po’ in tutta l’isola si assistette al diffondersi delle “ casazze.
Nel 1500, esplose a Trapani un esagerato misticismo, tale che in città si potevano contare più di ottanta chiese, nove monasteri, diciannove conventi nonché sedici confraternite conosciute e oltre quaranta congregazioni. Tra esse è doveroso ricordare, perché a Trapani oggi più nessuno lo fa, i nomi di quelle più importanti e cioè : Compagnia della Carità di S.Croce, detta "delli bianchi", dal colore della tunica, del cappuccio e delle scarpe. Fondata dai nobili trapanesi, aveva come compito quello di seppellire i morti appartenenti qualsiasi ceto.
Compagnia di S.Matteo, detta " degli azzoli" dal colore azzurro della tunica e del cappuccio. Tra i suoi scopi vi era quello di aiutare a sposare le ragazze orfane.

Compagnia di S.Antonio Abate, vestivano una tunica bianca con mantello e cappuccio viola. Si occupava di assistere i malati dell'ospedale e raccogliere le elemosine per la celebrazione delle messe in suffragio.

Confraternita di S.Maria delle Grazie, detta " della Gurga". I suoi componenti erano pescatori ed indossavano una tunica ed un cappuccio di sacco. I confrati si occupavano dell'assistenza agli appestati.
Sempre legata alla gente del mare, esattamente ai naviganti, era la Compagnia di Maria SS.della Luce, detta " della Luce".I componenti indossavano tunica e cappuccio bianchi, mantello celeste con fettuccia rossa e tra i suoi compiti vi erano quelli di pagare con i soldi incassati dai dazi doganali, il riscatto per i naviganti trapanesi imprigionati dagli ottomani; aiutava i poveri della categoria e contribuiva alle spese nuziali per le ragazze orfane.

La Compagnia della Madonna della Concezione, Compito dei suoi aderenti che indossavano una sacco ed un cappuccio di tela bianca, un cordone con medaglia dell'Immacolata e un mantello di color latte, era quello di raccogliere le elemosine per le bambine ospiti dell'asilo-reclusorio dell'Addolorata.

Indossavano una sacco ed un cappuccio di tela bianca con un mantello rosa, cappello e scarpe rosse i confrati della Compagnia di Gesù si occupavano di portare il pane tre volte all'anno ( Natale, ultimo di Carnevale e Pasqua ) ai carcerati.

Sacco e cappuccio di tela bianca, cintura di cuoio, sandali e mantello nero e per questo detti " delli neri " erano i componenti della Compagnia di S.Nicolò da Tolentino,

La Compagnia del Monte Carmelo, i componenti indossavano un sacco di tela nera con un abito sacerdotale di color marrone, cappuccio e mantello bianchi.

La Compagnia del Rosariello, vestiva sacco, cappuccio e mantello di colore bianco
Tutte queste compagnie non parteciparono mai ai riti della Settimana Santa e questo è indubbiamente una delle maggiori peculiarità sulla presenza e sul ruolo delle confraternite nella processione trapanese del venerdì santo.
Tornando alle rappresentazioni quaresimali in Sicilia, furono generalmente le confraternite ad occuparsi della loro organizzazione anche se, col passare degli anni, così com’era avvenuto per le rappresentazioni sacre, si perdeva l’originario spirito religioso per un’eccessiva spettacolarizzazione dell’evento. Nei primi tempi, erano gli stessi nobili ed il clero a parteciparvi e successivamente furono i ceti artigianali ad intervenire, delegando sempre alle confraternite il compito di vigilare sul mantenimento dei canoni religiosi. Le rappresentazioni consistevano in una processione composta di bambini vestiti da angeli, monaci autoflagellanti e gruppi formati da persone viventi, detti paxos, (dallo spagnolo pasos), che erano montati su piattaforme lignee sostenute da uomini ricoperti di ampi drappi. Quelle rappresentazioni viventi si trasformavano spesso in farse con evidenti eccessi e ilarità.
I vescovi siciliani, per evitare il loro degenerare, promulgarono Costituzioni e Decreti, con i quali avocavano la censura preventiva delle “ sacre azioni teatrali “.
Nei primi anni del ‘600, per ovviare a tali inconvenienti si assistette al progressivo trasformarsi e sostituirsi delle processioni animate con statue ed al contempo, all’abbandono della rappresentazione dell’Antico Testamento, preferendo raffigurare esclusivamente la Passione e Morte di Gesù.
E veniamo ai Misteri di Trapani.
E’ certo che fino al 1594 non esisteva a Trapani alcuna cerimonia per il Venerdì
Ed in questo contesto che dobbiamo addentarci e dove emerge forte e attivo il rulo della confraternita trapanese..Esisteva a Trapani, sin dal 1366, la Confraternita di San Michele
Nel 1603 i sacerdoti Nicola Galluzzo e Giovanni Manriquez istituiscono la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo, già fondata in Spagna intorno al 1450. Dal titolo di " Societas Pretiosissimi Sanguinis Christi et Misteriorum ", si può forse dedurre, che tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, si siano svolti dei riti definibili come " Misteri ".
Nella relazione del 1614 di Monsignore La Cava, vescovo di Mazara ( la Diocesi di Trapani venne istituita da Papa Gregorio XVI nel 1844 ), apprendiamo che la Compagnia del Sangue di Cristo, detta anche dei Battitori : “ … ogni venerdì santo, dopo mangiari, (faceva) la cercha con 180 battenti in circa et portandosi in processione tutti li misterii della S.S. Passione di Jesu Cristo Nostro et il Cristo nel monumento con grandissima devozione et pietà et sua musica “.
Sugli studi sin qui compiuti, non è possibile datare con certezza l’anno d’inizio della processione dei Misteri di Trapani. Probabilmente essa fu il divenire di vari riti che caratterizzavano lo spirito e la vita di quel tempo.
Di certo, conosciamo che “ l’Ascesa al Calvario “ è stato il primo degli originari gruppi ad essere affidato. Nell’ atto stipulato il 6 aprile 1612 i confrati concedono l’uso del mistere dell’ Ascesa al Calvario alla categoria dei “ poveri juranatarI”, cioè coloro che vivevano alla giornata. Un fatto storicamente e religiosamente importante perché quel gruppo raffigurante l’agonia e il dolore di Cristo verso il Calvario veniva concesso non ad una categoria economicamente florida ma proprio a coloro che nella vita soffrivano tutti i giorni, una perfetta applicazione delle parole di Cristo.
Torniamo all‘ antica Confraternita di San Michele. Essa ebbe sede, dal 1539 al 1582, nell’edificio annesso all’omonima chiesa e ciò sino a quando non dovette cedere, su decisione del Senato, lo stesso edificio ai Padri Gesuiti giunti a Trapani nel 1561, permettendo ai confrati di trovare ospitalità nella Chiesa di Santo Spirito o di San Giacomo Minore, dove era la sede della Confraternita del Preziosissimo Sangue.
Il contributo e ruolo dei Padri Gesuiti nella processione dei Misteri si rivelò fondamentale. Ci troviamo, come innanzi detto, nel periodo di poco successivo al Concilio di Trento quando, sotto l’influenza spagnola e nel generale clima dell’Inquisizione, si provò ad interpretare in modo autentico lo spirito della Controriforma, divulgando il concetto della Passione di Gesù trasferito negli aspetti e pose dei personaggi dei gruppi statuari, che presero il posto delle rappresentazioni animate. Soprattutto nell’Italia meridionale, i Gesuiti, specialmente sotto la guida di Padre Claudio Acquaviva (Provinciale dell’ordine e successivamente Capo della Compagnia di Gesù), stimolarono le missioni popolari tramite esercizi penitenziali ed in particolar modo quelle rivolte ai ceti artigianali. Il loro principio si fondava sulla considerazione che il popolo possedendo la fede non poteva metterla in discussione e la si alimentava con il divenire di elementi spettacolari quali le pubbliche cerimonie penitenziali e processionali, al fine di mantenere vivo il messaggio della parola di Gesù.
E nella realtà trapanese, i Gesuiti, tramite la Società del Preziosissimo Sangue, stimolarono il coinvolgimento delle classi artigianali attraverso questi atti di penitenza e di partecipazione. Si presume quindi che, in tale logica, oltre le difficoltà economiche per sostenere la processione si pervenne, da parte della Società del Preziosissimo Sangue, alle concessioni dei Sacri gruppi dei Misteri alle maestranze trapanesi, le quali già intervenivano come tali nella processione del Cereo o Cilio che si svolgeva il Lunedì di Pasqua , processioni successivamente soppresse.
Tornando alle Confraternite, si crede che a seguito del trasferimento dei “ bianchi “ di San Michele nella Chiesa di Santo Spirito nacque una stretta collaborazione con i “ rossi “ del Preziosissimo Sangue, che proseguì anche dopo il 1622, quando i confrati di San Michele ritornarono nella loro chiesa omonima ed in tale occasione ricambiarono la cortesia, concedendo ospitalità a quelli del Preziosissimo Sangue
Il 21 gennaio 1643, su iniziativa del dottor Giacomo Licata, rettore della Confraternita di San Michele Arcangelo, in un momento storico che vedeva la degenerazione di molte confraternite, quella di “San Michele” fu trasformata in “Compagnia”, grazie all’appoggio e con decreto di don Giovanni Domenico Spinola, vescovo di Mazara.
Il 26 febbraio 1646, secondo quanto enunciato nell’atto notarile, il Governatore della Compagnia di San Michele Arcangelo e il Governatore della Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo, sancirono la fusione tra i due sodalizi nella “Venerabilis Societatis Sancti Michaelis Arcangeli et Pretiosissimi Sanguinis et Misteriorum Passionis et Mortis Domini nostri Jesu Christi ”.
La fusione sollevava l’adozione di un nuovo vestimento e si optò per indossare nelle cerimonie ufficiali un sacco di tela colore rosso con mantello di lana bianco e visiera bianca) ed inoltre l'emblema delle “Cinque Piaghe” sul petto, le scarpe rosse, lo stendardo con le scritte " S.P.Q.R " e " Quis ut Deus ". Quest'ultima epigrafe era impressa nello scudo della statua di marmo di San Michele. La fusione era altresì favorita dal comune esercizio e nell’attività sociali, nella raccolta delle elemosine per le giovani orfane e nell'esposizione del “Santissimo” esposto nel periodo quaresimale e di preparazione della Settimana Santa, nella chiesa di San Michele con alcuni gruppi e che la stessa compagnia adottò il sigillo raffigurante il mondo con le ali trafitto da una spada simboleggiante la ferita al Costato.
Nel frattempo, i governatori consci di un possibile e futuro ampliamento nel numero dei gruppi statuari dei Misteri, fecero costruire a spese della confraternita un oratorio di forma rotonda dietro la Chiesa di San Michele, posta nell’area dell’ex consolato francese, costruita e completata nel secolo XV
Il nuovo oratorio dette una sede più consona ai gruppi dei Misteri affidati dalla Confraternita alle maestranze fin dal 1612. Ogni singola categoria artigiana ottenne di condurre in processione il gruppo il giorno del Venerdì Santo, l’autorizzazione a commissionare ad artisti i rifacimenti delle opere, di abbellirle con preziosi manufatti argentei, di partecipare nella processione con i propri adepti, di riporre il “ mistere” in chiesa al termine del rito e di contribuire nelle spese di costruzione delle cappelle dentro la chiesa di San Michele, dove si ponevano i gruppi. Di contro, la Confraternita, che non perdette mai il diritto di proprietà sui gruppi, si assicurò da parte delle maestranze una oblazione in denaro o in cera ed impose alle categorie la partecipazione di un numero minimo di componenti alla processione del Venerdì Santo, attuando per contratto alcune penalità previste in caso di inadempienza.
Il periodo che va dal primo decennio del ‘600, quando si presume poterono sfilare i primi gruppi, sino al 1772, anno della costruzione dell’ ultimo, abbraccia un arco di oltre 150 anni, nei quali l’artigianato trapanese seppe donare alla città simili capolavori d’arte. Le settant’otto statue dei Misteri furono costruite nelle botteghe trapanesi, dove valenti artigiani-artisti gareggiavano in stile ed espressività nella tipica arte della tela, legno e colla.
Nel 1778, cinque anni dopo che i Gesuiti lasciarono Trapani, la Compagnia del Preziosissimo Sangue e di San Michele subì una scissione ed un gruppo di confrati rifondò l’antica società, che venne sciolta nel 1803.
La processione dei Misteri, in quegli anni era aperta dai confrati che indossavano casacca e visiera, preceduti dallo stendardo “ luctus adportatus “. Le maestranze partecipavano alla processione con impegno e passione, indossando sacco, cappello, cotte e mantello ed accompagnavano il proprio gruppo con venti torce accese, come si legge in alcuni atti d’affidamento. Un obbligo più che un impegno; tale che se la singola maestranza non fosse riuscita a rispettare le condizioni imposte dalla Società del Preziosissimo Sangue, la stessa avrebbe adempiuto il dovuto addebitando il costo ai ceti trasgressori. Abbiamo notizia che nella processione alcuni cantori accompagnavano i gruppi statuari. E’ solo dai primi anni dell’800 che i cantori furono sostituiti dalle bande musicali, così come in quel periodo, gli appartenenti alle maestranze, cioè consoli e mastri non portarono più in spalla il “ mistere “ loro affidato, che si portò in processione da uomini abituati ad un duro ed impegnativo compito, cioè i “massari”, che percepirono, ciascuno, il compenso di dodici tarì.
Successivamente le maestranze, approfittando del periodo di crisi attraversato dalla Compagnia del Sangue Preziosissimo e del Divino Michele Arcangelo, supplicarono l'intervento del Vicerè e del Senato cittadino, affinché potessero dipendere direttamente dal Senato e come tale tutelare le loro manifestazioni religiose, poiché la crisi economica ormai aveva investito la Compagnia, ed era tale che la stessa poteva solamente gestire la manutenzione della chiesa e l'oratorio di San Michele. Per tali motivi nel 1779 la processione passò sotto l'alto patrocinio del Senato trapanese. Alla Compagnia del Preziosissimo Sangue e del Divino Michele Arcangelo fu consentito di condurre in spalla il simulacro del Cristo Morto, portato antecedentemente dal clero e di portare in processione la statua dell'Addolorata
Con decreto del 1821, le Corporazioni unificarono il loro patrimonio riversato nelle casse dell’ Opera Pia e private della loro sede, si riunirono nei locali messi a disposizione dal Comune per il solo fine della processione dei Misteri.
Con il Decreto del 26 luglio 1910 s’aggregò la Confraternita di San Michele alla Congrega di Carità e con decisione del 30 gennaio 1914, la V Sezione del Consiglio di Stato, la reintegrava nel suo patrimonio, esentava la trasformazione e confermava la somma annua di lire 100 per il mantenimento della chiesa di San Michele.
La seconda guerra mondiale inflisse un duro colpo alla storia dei Misteri e il bombardamento che il 6 aprile del 1943 colpi Trapani ( la terza città d’Italia per i bombardamenti subiti dopo Cassino e Pantelleria ) danneggiò gravemente la chiesa di San Michele, colpendo alcuni gruppi che andarono distrutti.
E’ doveroso ricordare in questa sede l’ avvocato Mario Serraino, l’artefice, unitamente ad altri concittadini, della ricostruzione della processione dopo i danni della seconda guerra mondiale. Già nel 1947, malgrado alcuni gruppi fossero assenti perché in fase di restauro dopo i bombardamenti, la processione tornò a ripercorrere le vie di Trapani. Alla memoria dell’avvocato Serraino, governatore della Confraternita, mi permetto dedicare questo mio intervento, un omaggio a colui che ci ha lasciati nel 2010 colpevolmente abbandonato da quell’ambiente dei Misteri che aveva tanto amato.
Purtroppo la processione trapanese si è sempre caratterizzata per la scarsa partecipazione religiosa. Diciamo, senza nulla togliere alla sacralità rappresentata, che il laicismo e il folklorico sono preponderanti mentre la componente religiosa è sempre stata alquanto marginale.
Tale caratteristica ha purtroppo fatto sì che all’iniziale ruolo organizzativo della Confraternita si sovrapponessero i ceti che man mano hanno sempre più assunto il ruolo di organizzatori della processione.
La Confraternita cominciò lentamente ad essere elemento puramente evocativo e decorativo della processione ma almeno presente all’inizio della processione , simboleggiando che solo grazie ad essa la città di Trapani poteva vantarsi di avere questa spettacolare processione.
Nel 1974 i ceti decisero di riunirsi sotto un’associazione laica denominata “ Unione delle Maestranze “. Temendo ciò che purtroppo sarebbe avvenuto, l’avvocato Serraino si fece promotore del nuovo statuto della Confraternita di San Michele, approvato da S.E.Mons.Francesco Ricceri vescovo di Trapani nel dicembre dello stesso anno.
Ma tempi erano ormai cambiati e pur con tutti gli sforzi, l’affermarsi dell’elemento materiale sulla componente spirituale della processione indirizzò la confraternita verso un lento declino. Ma quel che fu il colpo di grazia non avvenne per mano dei ceti. Nel 2000 infatti, su decisone del vescovo di Trapani, Mons. Francesco Miccichè, la Confraternita di San Michele Arcangelo è stata “ congelata “.
Non sono mai stati chiariti i motivi per i quali il vescovo ha optato per tale decisione. Indubbiamente la Confraternita non esplicava più le sue originari funzioni , di confarti ve n’erano sempre meno anche perchè i ceti si stavano sempre più affermando nella gestione della processione.
Tuttavia, appare incomprensibile che per tagliare un ramo si sia preferito estirpare l’intero albero.
Varie interpretazioni sono state discusse ma mai nulla di ufficiale. Dalla fantasiosa partecipazione di massoni o mafiosi sotto i cappucci alla necessità di procedere a viso scoperto , valutazioni che non hanno fatto altro che arrecare un danno quasi irreparabile alla religiosità stessa della processione. Non si comprende infatti come sia stato considerato inadeguato o poco cristiano lo sfilare dei confrati o di figuranti che comunque ricordavano i colori della storica confraternita mente al contempo e si tollerino nella stessa processione rappresentazioni carnevalesche o comportamenti che nulla hanno di religioso. Qualche mano dopo, ecco un altro discusso “ divieto “ da parte del vescovo e cioè quello d proibire a giovani fanciulle di sfilare in processione per devozione indossando il mantello nero dell’Addolorata .
Negli ultimi anni, e in questo caso senza alcun intervento d’autorità ,la presenza della classe politica si è rafforzata all’interno della processione. Sindaci, assessori, candidati sfruttano la processione per vetrina elettorale nel silenzio di chi dovrebbe tutelare la religiosità.
Per chi come il sottoscritto è stato componente della Confraternita un colpo tremendo; per chi come me è confrate ( un vescovo infatti può congelare ma non sciogliere una confraternita) c’è il fondato timore che, ogni anno diventa sempre più à solido, che la processione trapanese, priva della componente religiosa , che era comunque rappresentata dalla confraternita perda sempre più il vero significato del suo essere.
Quel che mi preoccupa e lo dico da confrate più che da trapanese è che di quei sacchi rossi e cappucci bianchi si perda il ricordo. Oggi a parlarne siamo coloro che ne hanno fatto parte o che l’hanno vista in processione ma i giovani che da dieci anni assistono alla processione non vedono più quel “Quis ut Deus” aprire la processione com’era stato per secoli ma il gonfalone dell’ Unione Maestranze. E’ da notare infatti che soltanto nelle fasi finali della processione ( non più di un’ora) si scorge, quasi timidamente, un aprire il corteo, poi è laicità pure, dal sopraccitato gonfalone delle maestranze a quello del Comune, tutti elementi che precedono il Sacro corteo, mentre ovunque è il potere civile a seguire il simulacro dell’Addolorata , rendendo in tal modo omaggio alla supremazia del Divino sul terreno.
Chiedo infine scusa agli amici di Troja, alle autorità civili e religiose qui presenti, agli amici confrati per aver utilizzato questa sede per denunciare quel che è accaduto a Trapani , nel silenzio dei mezzi di comunicazione locali, alla vostra sorella Confraternita di San Michele. Una denuncia che altro non è che un grido di rabbia e di sofferenza, ben diversamente da quella denuncia legale sportami dal vescovo di Trapani per aver scritto un articolo sulle bande della processione dei Misteri. E in questa meravigliosa terra di Puglia mi permetto ricordare quello che fu ed è ancora per tanti di voi l’esempio più bello dell’esser cristiano, Don Tonino Bello, vescovo di tutti noi.
Da qui, da questa splendida cattedrale romanica, da questa graziosa cittadina, rivolgo una incitazione ai miei concittadini di far tornare la nostra confraternita, essa è la storia della Trapani cristiana, è l’esempio di vita secondo i dettami di Nostro Signore che non posiamo lasciare nel freezer dell’abbandono e del dimenticatoio.
Se fossi stato materialmente presente qui non avrei letto questo mio intervento ma parlato “ a braccio “ , perché per un cristiano, per un confratello non vi è nulla di peggio nel veder calpestare le origini della tuo vivere la Settimana Santa.
Malgrado tutto mantengo la speranza, quella speranza che Cristo ha trasmesso a ciascuno di noi con la sua vita e con l’esser morto in Croce e risorto per noi. Ho la speranza che alla notte trapanese della mia terra possa seguire la luce di un nuovo giorno dove quella processione così bella e suggestiva posa tornare a risplendere di quel bianco e rosso della San Michele.
Un grazie di cuore a tutti voi, specialmente all’amico Calamia che ha letto questo mio intervento.
W la Settimana Santa, W la Confraternita di San Michele Arcangelo, W tutte le Confraternite e W la splendida città di Troja.
Beppino Tartaro
Troja (FG), 19 marzo 2011
Esprimo i miei più doverosi e sentiti ringraziamento ai carissimi amici Beppino Tartaro e Giovanni Cammareri per avermi concesso di pubblicare il presente materiale documentario e fotografico sulla Settimana Santa di Trapani.