MERCOLEDI' SANTO - Processione della "Madre Pietà del Popolo"

Con lettera del 22 novembre 1722, il vescovo di Mazara del Vallo (Trapani non era ancora Diocesi) Bartolomeo Castelli autorizzava la Compagnia di S. Anna, in città meglio conosciuta col nome di Sant'Annella, a potere effettuare la prima processione della Madonna della Pietà per il giorno del Giovedì Santo dell'anno successivo.
L'autorizzazione stabiliva però delle condizioni. Nella lettera dettata dal vicario generale Joseph Sorrentino al Cancelliere Canonico De Girolami si raccomandava che l'immagine doveva essere accompagnata da battenti a sangue, che uscisse a funzioni ultimate nelle parrocchie e rientrasse prima dell'Ave Maria. Ossia al tramonto.
La processione di "Nostra Signora della Pietà", così identificata nel documento - a tutt'oggi, dopo quella dei Misteri, la processione più antica della Settimana Santa di Trapani - ebbe un seguito popolare straordinario. O meglio, fu esattamente la devozione che già veniva profusa nei confronti di quella immagine a sollecitarne la richiesta per condurla in processione.

Nel 1727 giunsero le prime concessioni di indulgenze. In favore di chi avrebbe partecipato alla processione vennero stabilite in numero di quarantatre giorni.
Scrive Benigno Padre di Santa Caterina, religioso locale autore di un voluminoso manoscritto datato 1812 (conservato presso la Biblioteca Fardeliana di Trapani), dal titolo "Trapani sacra e Trapani profana": " E' così grande il numero di popolo che l'accompagna, la segue o la precede, e specialmente di donne, per lo più marciano in peduli (scalze), che non vi è espressione bastante a poterlo descrivere. Effetto tutto della gran divozione che gli professano".
Il dipinto della Madonna, tra l'altro ritenuta protettrice delle malattie mortali, su richiesta veniva condotto al capezzale di qualche infermo che ne faceva richiesta.
Infatti, ancora il Benigno "e perciò qual meraviglia che poi il suo quadro, vada ornato di una gran quantità di gioie preziose, quali tutti contestano li donativi in ricompensa delle grazie ricevute dalla Vergine".

Gran parte di questi ex voto vennero rubati nel maggio 1975, periodo in cui la "Pietà" (iconograficamente parlando una "Sulità") dimorava nella chiesa del Purgatorio.
In origine il quadro veniva venerato nella chiesa di S. Annella.
Ubicata di rimpetto il complesso chiesa-convento di S. Anna, oggi sede dell' Archivio di Stato, nella chiesetta a unica navata di proprietà della stessa confraternita vi rimase fino al 1884.
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Le leggi sabaude post unitarie, attraverso le quali vennero colpiti i patrimoni delle confraternite, generarono un primo spostamento della sacra effigie nella chiesa dell'Addolorata, praticamente l'attuale sede, dove vi ritornò nel 1982. Successivamente al primo trasferimento l'immagine venne anche conservata nella chiesa del Purgatorio fino al 1943 e, cessato il secondo conflitto mondiale, venne accolta nelle chiese del Carminello, del Carmine, S. Nicolò, ancora Purgatorio, Immacolatella.
La vara in stile barocco che racchiude il quadro venne eseguita nel 1778 su disegno di Luciano Gambina e indorata da Vincenzo Violante.
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Il dipinto eseguito verso la fine del '600 è presunta opera di Giovan Battista De Vita, mentre l'immagine retrostante del volto di Cristo impresso nel panno della Veronica sorretto però da un angelo, è stata attribuita al Ferro. Oltre ad avere impresso al volto del Cristo una vistosa sofferenza, trattasi di un'immagine che riesce a staccarsi da una iconografia piuttosto diffusa tendente a raffigurare il Salvatore con tratti vagamente nordici. Tale Cristo è invece olivastro e presenta peraltro una corona di spine a casco.
Intanto la processione, che inizialmente dovette terminare al tramonto, divenne ben presto vespertina e oggi ha inizio alle 14,30.
Una sua caratteristica era quella di fare ingresso nelle chiese in visita ai "sepolcri".

"Nelle chiese ove fa posa si recita qualche devota strofetta allusiva alla compassione…". Ancora Padre Benigno.
Praticamente il suo percorso ricalcava quello che il giorno dopo avrebbe riguardato i Misteri.
In ogni caso, a sentire i nostri vecchi, la Madonna andava in cerca del Figlio. Ed effettivamente non si sbagliavano vista l'invalsa credenza di considerare il Giovedì Santo, il giorno di l' "ammucciata", il giorno cioè del nascondimento di Gesù nell'Orto. Per questo abbiamo fatto appena in tempo di vederlo oltre che di sentirli quei nostri cari vecchi: "fa' i stessi strati d'i Misteri ..." (fa le stesse strade dei Misteri), dicevano. Non sapendo che qualche tempo prima, più meno al tempo dei loro nonni, addirittura seguiva un'altra processione di popolo quale quella "delle Marie", desueta dal 1820, e che praticamente dipanava il suo percorso in un continuo entrare e uscire dalle chiese della città.
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Nel 1956 venne completato il Novus Ordo.
La liturgia della Settimana Santa subì delle modifiche attraverso il recupero di una migliore aderenza tra le celebrazioni e i momenti della Passione e Morte. La Messa "in Coena Domini", per esempio, venne spostata dal mattino al pomeriggio. Ecco allora che a evitare la contemporaneità della messa e della processione (a discapito della prima), il vescovo dell'epoca Mons. Corrado Mingo stabiliva di anticipare al Mercoledì Santo la partecipatissima processione d' " 'a Matri Pietà du Populu", ormai in cura ai Fruttivendoli.

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- Testo a cura del dott. Giovanni Cammareri.
- Foto realizzate da Devrim e Beppino Tartaro.
Esprimo i miei più doverosi e sentiti ringraziamento ai carissimi amici Beppino Tartaro e Giovanni Cammareri per avermi concesso di pubblicare il presente materiale documentario e fotografico sulla Settimana Santa di Trapani.